Total 5-HTP

integrazione nutrizionale per migliorare la qualità del sonno, l’equilibrio alimentare e potenziare le attività cerebrali

Lo stress non solo sta divenendo un problema sempre più diffuso e radicato nella nostra società, ma assume forme difformi e manifestazioni sempre più articolate e complesse. Una delle espressioni più misconosciute, ma che assume una sempre maggiore importanza, è l’alterazione della qualità del sonno. Molte persone focalizzano maggiormente l’attenzione sulla quantità, ovvero su quante ore sono dedicate al sonno, ma la qualità del riposo è molto più significativa, dal punto di vista del recupero delle proprie risorse e della riduzione dello stress. Insonnia, sonnolenza durante il giorno, irrequietudine delle gambe durante la notte, difficoltà a prendere sonno la sera, risvegli mattutini precoci, parainsonnie, bruxismo, sonnambulie… Le situazioni di disagio, al di là della definizione che si vuole utilizzare,  sono in ogni caso soggettive, in quanto, da un punto di vista personale, anche chi dorme per dieci ore ma si risveglia stanco, chi ha l’impressione di non aver dormito a sufficienza o addirittura ha la sensazione di essere più stanco di quando è andato a dormire, parla, spesso, di insonnia.

Recenti studi statistici hanno rivelato che l’insonnia rappresenta uno dei disturbi più frequenti e più diffusi nel mondo, in qualunque paese, ma con una netta prevalenza in quelli a più alto tenore di vita, con una particolare concentrazione in Europa e negli Stati Uniti (circa 50 milioni di americani soffrono di disturbi del sonno). L’altro dato inquietante emerso da tali studi è che l’insonnia non è, come sempre fino ad ora era stato, un disturbo caratteristico dell’età matura e soprattutto della terza età, ma la sua incidenza si sta diffondendo, con una preoccupante frequenza, presso la popolazione dei giovani e dei giovanissimi, con le gravi conseguenze che da questo fenomeno derivano e si possono immaginare.

Un regolare ciclo di sonno e veglia fa sì che il nostro orologio biologico influisca positivamente sulla produzione ormonale ottenendo una sufficiente condizione di vigilanza diurna e un soddisfacente riposo notturno. Durante il sonno, il basso livello d’Adrenalina e di corticosteroidi, che sono gli ormoni associati alla condizione di veglia, danno la possibilità all’organismo di sfruttare i più elevati livelli di ormone della crescita, prodotto dall’ipofisi nelle ore notturne. Dormendo diminuisce lentamente la temperatura corporea fino a raggiungere circa un grado meno del valore serale. Quando la temperatura si abbassa e raggiunge il livello minimo, e questo coincide con bassi valori di Adrenalina, noi ci sentiamo stanchi. Verso il finire della notte, con le prime luci dell’alba, è più difficoltoso dormire o rimanere addormentati, perché verso le 5 del mattino i livelli ormonali incominciano a crescere ed aumenta anche la temperatura corporea. Il ciclo di sonno e di veglia è regolato da un altro ormone, la melatonina, prodotto dall’epifisi, piccola ghiandola situata nel cervello. La luce, penetrando nell’occhio attraverso i nervi, manda un messaggio all’epifisi che, in base alla quantità di luce in arrivo, blocca o stimola la produzione di melatonina. Il buio determina la produzione di quest’ormone che dà il segnale all’organismo il quale rallenta lentamente le sue attività e si prepara al sonno. La possibilità che questi fenomeni fisiologici si verifichino, dipende dalla qualità del sonno stesso.

Gli studiosi hanno evidenziato che il sonno non è uguale per tutta la sua durata ma è caratterizzato dalla presenza di 2 fasi principali:  la fase non-REM (sonno ortodosso) la fase REM  (sonno paradosso). Il termine REM deriva dal fatto che durante tale fase gli occhi si muovono con movimenti ritmici rapidi (dall’inglese rapid eye movements = movimenti oculari veloci).  In questa fase, che si verifica normalmente 4 o 5 volte per notte, si fanno sogni molto intensi. Il termine sonno paradosso deriva dal fatto che l’elevata attività celebrale e i rapidi movimenti oculari che caratterizzano questa fase sono in contrasto con il grado di generale rilassamento muscolare. Durante la notte si susseguono diversi cicli del sonno della durata di 90-100 minuti caratterizzati dal passaggio attraverso vari stadi del sonno e la fase REM. Le fasi di sonno REM, della durata di circa 15 minuti, sono caratterizzate da sogni intensi e da movimenti oculari ritmici e rapidi. Durante la notte diminuiscono progressivamente le fasi di sonno profondo e aumentano di durata e d’intensità le fasi REM.  Un giovane adulto arriva al sonno REM più o meno 90 minuti dopo l’addormentamento; questa fase, che si ripete all’incirca ogni 2 ore, dura sempre un po’ di più fino ad arrivare al momento più lungo che precede il risveglio. I vari studi fatti sul sonno concordano nell’affermare che sia il sonno REM che quello non-REM sono necessari per essere in buona salute, ma ancora non si conosce bene il ruolo specifico di ognuno. Sappiamo che durante il sonno non-REM si ha una produzione elevata dell’ormone della crescita che è vitale per la salute fisica, mentre nel sonno REM aumenta il flusso sanguigno verso il cervello e questo è utile per la salute mentale. Se una persona è disturbata in fase REM o nel momento di sonno profondo, facilmente presenta sintomi di stress e di nervosismo.

Di notevole interesse risulta il fatto che, le stesse vie nervose e le stesse molecole informazionali (neuropeptidi) sono coinvolte nel processo della sazietà. Sonno, fame o sazietà, piacere ed altre funzioni fondamentali per l’equilibrio e la salute dell’uomo sono relazionati all’attività dell’ipotalamo, area del sistema nervoso coinvolta nelle reazioni di sopravvivenza allo stress e nell’integrazione delle risposte neuro-ormonali alle emozioni. Queste zone cerebrali sono sensibili a neuropeptidi o neurotrasmettitori che, agendo anche sulle aree circostanti, definite aree subcorticali, influenzano l’equilibrio del nostro corpo. La serotonina, ad esempio, agisce sia sul versante del senso di benessere che sul tono dell’umore ed è un precursore della melatonina, mentre la Dopamina, neuropeptide fondamentale per la coordinazione neuromuscolare ed ad azione sedativa sul sistema nervoso centrale, svolge un ruolo fondamentale nel senso di appagamento, creando ripercussioni, in caso di carenza, sul desiderio di cibo. Colecistochinina, leptina, insulina e altri neuropeptidi intervengono in questo complesso gioco di stimolazioni e controinibizione che è la chimica cerebrale.

E’ noto, da molti anni, che il diencefalo costituisce una sede fondamentale per l’elaborazione e l’integrazione delle sensazioni che controllano l’introduzione degli alimenti. Si è dimostrato che nell’ipotalamo esistono due aree, situate rispettivamente nella regione ventromediale e in quella laterale, che hanno un ruolo molto importante nell’assunzione del cibo.
La stimolazione dell’area ventromediale provoca nell’animale l’immediata sospensione d’ogni comportamento atto a procacciarsi o ad ingerire il cibo; il centro laterale, invece, induce un’immediata ricerca del cibo. Questi fenomeni hanno portato per molti anni a concepire l’ipotalamo come la sede d’integrazione e di controllo del comportamento alimentare e le due aree ventromediale e laterale, come i centri, dotati di funzioni opposte, che comandavano gli atteggiamenti tipici rispettivamente della sazietà e della fame. Ultimamente questa teoria è stata ampliata e modificata; attualmente l’introduzione di cibo appare controllata da un sistema molto complesso che comprende oltre all’ipotalamo, anche il sistema limbico, l’amigdala, il setto, i nuclei anteriori del talamo e le strutture neocorticali. Da ciò i due nuclei ipotalamici vanno secondo la definizione di J.Tepperman come delle stazioni d’integrazione per le informazioni della sazietà, per quanto riguarda il nucleo ventromediale, e di facilitazione all’alimentazione, per quanto riguarda il nucleo laterale. L’ipotalamo, attraverso la porzione mediale del fascicolo mediano prosencefalico riceve una ricca innervazione serotoninergica dai nuclei ascendenti del rafe mesencefalico.

La serotonina, oltre che sulla quantità, incide anche sulla scelta dei cibi: si è visto che favorisce il consumo di proteine ed inibisce quello dei carboidrati. Ulteriori ricerche hanno messo in luce che il senso della fame e l’introduzione di cibo sono controllati anche da sensazioni provenienti dal tubo digerente e da fenomeni di carattere chimico, come la pressione osmotica all’interno del sistema digestivo e la concentrazione nel sangue d’aminoacidi, glucosio e di alcuni ormoni come la colecistochinina e il glucagone.
Rimangono ancora non ben chiariti i segnali che determinano l’avvio e l’arresto del processo dell’alimentazione.
Si ritiene oggi che il segnale fame sia centrale e tonicamente attivo e che sarebbe interrotto da stimoli periferici legati, forse, alla distensione gastrica. Questo segnale di sazietà è d’origine vagale e raggiunge il nucleo del tratto solitario.
Il più potente induttore del processo alimentare è il neuropeptide Y che agisce sul nucleo paraventricolare dell’ipotalamo e la sua increzione determina il rapido avvio del pasto nell’animale da esperimento. Sempre a livello centrale inducono l’assunzione del cibo i peptidi oppiodi endogeni che sembrano anche influenzare la preferenza di assunzione per zuccheri, mentre la galanina, altro peptide ad alta concentrazione nel nucleo paraventricolare dell’ipotalamo, induce l’assunzione di cibi a preferenza lipidica. La colecistochinina, peptide rilasciato dalle cellule della mucosa intestinale in risposta all’arrivo del cibo, gioca un ruolo importante nello stimolo della sazietà e dei comportamenti ad essa legati (riposo e sonno). Morley e Levine affermano che tutta una serie di neuropeptidi e neurotrasmettitori interagiscono fra loro per stimolare od inibire l’assunzione del cibo. Nello stimolo della sazietà sono coinvolti la colecistochinina, la bombesina, il gastrin-realising peptide, il glucagone, la somatostatina, il TRF e la calcitonina. Alcuni di questi peptidi agiscono stimolando le fibre ascendenti vagali, altri indipendentemente. La leptina ( dal greco leptos= leggero) è un neuromodulatore responsabile del colloquio tra massa grassa e cervello; quasi sicuramente i recettori per la leptina si trovano a livello ipotalamico, dove peraltro risiedono i centri nervosi della regolazione dell’appetito e della sete.

Possiamo affermare che l’introduzione calorica controllata da due diversi meccanismi: uno, a breve termine, dipendente dalla concentrazione di varie sostanze presenti nel sangue dopo il pasto, che permette di controllare l’intervallo di tempo tra i pasti ed il volume degli stessi; uno a lungo termine, influenzato dalla quantità di calorie ingerite, che ha il compito di mantenere costanti i depositi energetici immagazzinati nel tessuto adiposo. Ambedue queste regolazioni prevedono segnali continui che influenzano il S.N.C. determinando differenti comportamenti alimentari.

Ormai è ampiamente accettato che il tono dell’umore e che sostanze quali particolari amminoacidi abbiano un’importanza in questi meccanismi di controllo: infatti, la Dopamina, un neurotrasmettitore legato alle sensazioni di piacere, in uno studio apparso su “The Lancet” nel febbraio del 2001, dimostrò che dosi troppo basse di questa sostanza (forse a causa della famosa carenza d’affetto) indurrebbero il cervello a cercare soddisfazione nel cibo, e quindi a cadere nella trappola dell’obesità. E’ stato ad esempio osservato che si ha un moderato aumento di fame anche negli animali resi insonni agendo sul tronco cerebrale. La maggior parte dei fisiologi mette tuttavia in guardia dal considerare la fame eccessiva dell’uomo o la sua sazietà (con conseguente perdita di appetito) come il risultato di incrementi o diminuzioni del funzionamento di determinati centri cerebrali. In altre parole, si può ottenere il dimagramento grave (fino alla morte) o l’obesità di un animale da esperimento agendo sui suoi centri cerebrali, ma se un uomo mangia troppo o troppo poco questo è dovuto a fenomeni psicologici e fisiologici più complessi di quanto questi meccanismi lascerebbero supporre. E’ fuor di dubbio che presso molte persone ingerire molto cibo significa che si ha bisogno di soddisfazioni. Sono parecchie le persone che tendono a mangiare molto quando si sentono insoddisfatte.  

L’uso del Total 5-HTP™ può rivelarsi un valido coadiuvante per la riduzione degli effetti generati dallo stress a livello dell’equilibrio nell’alimentazione e dei ritmi del sonno.

codice prodotto: NW2727 – confezione 60 compresse

ingredienti

Ogni tavoletta contiene: Miscela proprietaria, pari a 71 mg, contenente: 5-idrossi-triptofano 50,00 mg, DL-fenilalanina 12,00 μg, pregnenolone 5,00 mg, piridossal-5-fosfato (vitamina B6) 3,00 mg, melatonina 1,00 mg.

note

→ dosaggio: 1/2 compressa fino a 3 volte/die;
    ⇒ per migliorare la qualità del sonno, assumere una compressa da una a due ore prima di coricarsi.
    ⇒ per ottenere il massimo effetto modulante l’alimentazione o per ridurre la sensazione di sugar craving, assumere una compressa un’ora prima dell’assunzione di un pasto proteico.
    ⇒ l’assunzione subito prima di un pasto a base di carboidrati aumenta l’assorbimento del triptofano.
→ idoneo per vegetariani ma non per vegani.
gluten-free – non contiene mais, sale, zuccheri, derivati del grano, lieviti.
→ la melatonina può indurre, in alcuni soggetti, sensazioni indesiderate di intontimento, disorientamento, sonnambulismo.
→  la fenilalanina dovrebbe essere assunta con cautela da soggetti che utilizzano farmaci inibitori delle MAO o da portatori di fenilchetonuria.
→  alte dosi di triptofano (ben superiori a quelle contenute in questo prodotto) devono essere assunte con cautela in gravidanza o essere combinate con attenzione in caso si utilizzino farmaci inibitori delle MAO.
→  occorre cautela nell’uso contemporaneo di antidepressivi che aumentano i livelli di serotonina o qualora si utilizzino farmaci come:
    ⇒ antidepressivi della famiglia degli SSRIs (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors): Fluoxetine (Prozac®) – Fluvoxamine (Luvox®; Prozaclike®) – Paroxetine (Paxil®) – Sertraline (Zoloft®)
    ⇒ antidepressivi quali Venlafaxine
    ⇒ antidolorifici quali Tramadol (Ultram®)
   ⇒ farmaci per il trattamento dell’emicrania come Sumatriptan (Imitrex®) – Zolmitriptan (Zonig®)
   ⇒ farmaci per il trattamento del Morbo di Parkinson come Carbidopa (Lodosyn®) – Carbidopa/Levodopa (Sinemet®)
   ⇒ farmaci per la perdita del peso quali Sibutramine (Meridia®)
   ⇒ sonniferi come Zolpidem (Ambien®)

Nessuna affermazione riportata sulla presente pubblicazione è finalizzata alla cura di malattie diagnosticate o ignote: si consiglia sempre di riferire sintomi e disturbi al proprio medico curante e di informarlo d’eventuali integratori assunti per prevenire potenziali interazioni con farmaci. Nessuna delle affermazioni riportate, dei suggerimenti nutrizionali e delle ricerche riportate sono finalizzate alla diagnosi, alla cura o al trattamento di patologie e non dovrebbero essere considerate consiglio medico.

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