silibina

definizione

Nota anche come silibinina, è un composto appartenente alla famiglia dei flavonolignani, sostanze derivate dalla combinazione delle strutture dei flavoni e dei lignani: è il principale componente attivo della silimarina, il principale principio attivo estratto dal Silybum Marianum, contenente una miscela di flavonolignani tra cui silibinina, isosilibinina, silicristina e silidianina.

proprietà

La silibinina trova utilizzo in ambito medico per il trattamento delle epatopatie tossiche, come nei casi di di avvelenamento da Amanita Phalloides, oltre ad essere impiegata come terapia adiuvante nella cirrosi epatica. 

La silibina manifesta un’indubbia attività epatoprotettiva ed antinfiammatoria; i meccanismi d’azione sono più di uno: svolge un’azione regolatrice sulla permeabilità delle membrane cellulari, causando l’aumento della loro stabilità in relazione alle lesioni xenobiotiche, così come si ritiene possegga la capacità di inibire la liberazione di istamina da parte dei basofili. Sembra sia in grado di inibire la formazione d’acido arachidonico (AA) e dei suoi metaboliti; la silibina, la silicristina e silidianina bloccano inibiscono la formazione di prostaglandine e l’attivazione della 5-LOX, mentre la silimarina esplica un’attività antinfiammatoria nei processi acuti.

La sua azione di radical-scavenger ed antiossidante sembra sia mediata dall’incremento dell’attività della superossido dismutasi e della glutatione-perossidasi, con conseguente aumento della concentrazione intracellulare di glutatione: possiede l’abilità di inibire la produzione di radicali liberi e di leucotrieni pro-infiammatori; inibisce inoltre la glutatione-S-transferasi, aumentando il contenuto in glutatione del fegato. A livello nucleare, aumenta la sintesi di RNA ribosomiale e di proteine, accrescendo la rigenerazione cellulare; dotata di struttura e comportamento di tipo steroideo nei confronti del controllo dell’espressione del DNA, è in grado di favorire la rigenerazione delle cellule epatiche.

La sua azione si esplica di concerto con gli altri costituenti della silimarina, aumentando l’attività del citocromo P450, della demetilazione dell’aminopirina e del p-nitroasinolo; esplica un’azione antinfiammatoria ed antiaggreganti piastrinica.

I molti studi sull’effetto del Silybum Marianum, della silimarina e della silibina nelle patologie epatiche di varia eziologia hanno dimostrato una chiara influenza positiva; gli studi hanno in particolare mostrato una riduzione della concentrazione ematica degli enzimi epatici, indicatori di infiammazione o alterazione funzionale (sGOT, sGPT, γGT), e della bilirubina, un aumento della funzionalità, biochimica e morfologia del fegato, un chiaro effetto antinfiammatorio e antiossidante, una regressione delle lesioni epatiche, un aumento della sopravvivenza e una diminuzione della mortalità nei casi di epatopatia, siano esse acute, croniche o degenerative (cirrosi epatica).

In uno studio aperto controllato nei pazienti con cirrosi alcolica e diabete insulino-dipendente, la silimarina ha ridotto la perossidazione delle membrane cellulari e la resistenza all’insulina, ha diminuito l’eccessiva produzione d’insulina e ha diminuito il bisogno d’insulina esogena. 

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