Silybum Marianum

definizione

Il Cardo Mariano è una pianta erbacea biennale della famiglia Asteracee, presente in tutto il bacino del Mediterraneo; presenta capolini con fiori sostanzialmente tubulosi e si caratterizza per la superficie coriacea silicizzata: è una pianta officinale, usata per il trattamento delle affezioni a carico del fegato, con scomparsa completa dei sintomi clinici, quali astenia, inappetenza, grave meteorismo, dispepsia, sub-ittero, e con normalizzazione delle transaminasi: l’utilizzo a scopo terapeutico di questa pianta è noto fin dall’antichità ma l’isolamento e la caratterizzazione dei principi attivi sono stati completati negli anni settanta.

Il termine “Silybum” proviene dal greco σίλυβον (sílybon) o σίλλῠβον (síllybon), nome con cui Dioscoride chiamava alcuni cardi commestibili, ripreso da Plinio con sillybus, un tipo di cardo; una leggenda, basata su un’antica tradizione cristiana, vuole che il nome “Marianum” derivi dal fatto che le piccole striature bianche che conferiscono la tipica variegatura delle foglie della pianta, dovrebbero rappresentare il latte di Maria Vergine, caduto sulle foglie di Cardo Mariano, mentre fuggiva in Egitto per sottrarre Gesù alla persecuzione di Erode, perso durante l’allattamento mentre si riparava in una vegetazione di cardi, durante la fuga in Egitto con Giuseppe:; di conseguenza venne quindi indicato in particolare a tutte le madri in allattamento, appunto per i suoi principi depurativi.

Già nel Cinquecento, nel suo “Erbario”, Pietro Andrea Mattioli, noto umanista e medico italiano descrisse le qualità del cardo mariano: «La radice scalda, monda, apre e assotiglia. La cui decottione dà utilmente nelle oppilationi del fegato e delle uene, per prouocar l’orina ritenuta…Prouoca la medesima i menstrui non solamente beuta, ma anchora sedendouisi dentro…».

utilizzo e proprietà officinali

Dagli acheni e dai semi del cardo mariano si estrae la silimarina, un fitocomplesso a base di flavonoidi dotati di un’attività antiossidante ed epatoprotettiva, ed altri flavonolignani (silibina, silidianina, isosilibina, silicristina, silimonina, silandrina …) noti per le proprietà depurative e protettive sul fegato; le radici hanno proprietà diuretiche e febbrifughe, mentre le foglie hanno proprietà aperitive.

Il cardo mariano viene utilizzato in tutte le epatopatie (alcoliche, tossico-metaboliche, iatrogene e croniche) in cui sia rilevato un danno anatomo-funzionale, dato che effettua un’azione rigeneratrice nei confronti della cellula epatica e rende più resistente la cellula nei confronti degli agenti epatotossici e contribuisce a incrementare i processi di detossicazione epatica, essendo un efficace antiossidante, in grado di contrastare la formazione dei radicali liberi.

Il fitocomplesso ottenuto dal Cardo Mariano, soprattutto per quanto riguarda il componente silibinina, è in grado di ridurre le transaminasi ed altri indici bioumorali nel decorso delle epatopatie ed è utilizzabile con buoni risultati anche nella sindrome epato-renale: interagisce con il citocromo P450, specie con l’isoforma CYP 3A4, interessata al metabolismo di molti farmaci di sintesi; altri flavonolignani presenti, però, hanno dimostrato delle proprietà individuali che spiegherebbero parzialmente le capacità del fitocomplesso di indurre una certa rigenerazione delle cellule epatiche.

La silandrina interferirebbe con la sintesi dei trigliceridi ed è anche capace di modulare la funzione della cicloossigenasi II (inducibile nelle infiammazioni); la silimonina è risultata essere un modulatore della pompa ATP-dipendente della multiresistenza ai farmaci (GP170/MDRG) e dell’enzima 17 β-idrossisteroide deidrogenasi. È possibile, dunque, che l’azione generica sia quella di stimolare l’eliminazione cellulare delle tossine e ridurre la componente infiammatoria, presente nelle forme epatitiche grasse, alcoliche e da terapie ormonali con steroidi.

 

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