prebiotici

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Ogni sostanza che, presente nel cibo, non viene assorbita dall’organismo, ma è utilizzata dalla flora intestinale: identificati e denominati nel 1993 da Marcel Roberfroid, col termine prebiotici ci si riferisce carboidrati, in particolare oligosaccaridi, resistenti alla degradazione enzimatica nell’intestino tenue, ma metabolizzati grazie alla fermentazione anaerobica dalla flora microbica intestinale a livello del colon, capaci di influenzare direttamente o indirettamente la salute dell’ospite; non devono essere confusi con i probiotici, “micro-organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite” [“FAO Technical Meeting on Prebiotics„ – Roma, settembre 2007].

I prebiotici favoriscono la crescita e l’attività di Bifidobacterium Sp. e di Lactobacillus Sp., specie batteriche importanti per la salute digestiva dell’organismo ospite; in seguito alla scoperta che i fermenti lattici vivi potevano svolgere una ruolo fondamentale per il benessere dell’intestino ed essersi scontrati con la difficoltà di mantenere vitali questi microorganismi attraverso l’assunzione alimentare, Vista la difficoltà nel farli sopravvivere alla digestione gastrica, la ricerca si è orientata a identificare sostanze nutritive ottimali per stimolarne la crescita, ovvero i prebiotici, sostanze che, secondo l’attuale classificazione, devono avere caratteristiche ben precise, riassumibili nei seguenti punti:

  • devono superare i processi digestivi che avvengono nel primo tratto del tubo digerente (boccastomaco ed intestino tenue), ovvero non essere digeriti o sostanzialmente modificati;
  • devono rappresentare un substrato nutritivo fermentabile per il microbiota, in modo da stimolare selettivamente la crescita e/o il metabolismo di una o di alcune specie batteriche;
  • devono modificare positivamente il microbioma, favorendo la proliferazione di quella simbionte;
  • devono indurre effetti positivi per la salute umana, a livello del lume intestinale o sistemici.

Fra i prebiotici, rivestono un ruolo importante i frutto-oligosaccaridi (FOS), in particolare l’inulina, i galatto-oligosaccaridi (GOS) e l’amido resistente; la quantità e il tipo di carboidrati che raggiungono il colon influenzano sia la composizione del microbioma e del microbiota intestinale, sia i prodotti finali del metabolismo della degradazione microbica. I FOS migliorano la biodisponibilità degli isoflavoni presenti nei legumi, sostanze a cui sono ascritti effetti protettivi verso diversi tipi di cancro, come quello alla mammella e quello alla prostata. I prebiotici facilitano indirettamente l’assorbimento di acqua e di alcuni minerali in forma ionizzata, in particolare calcio e magnesio, oltre a svolgere un’azione ipocolesterolemizzante.

I prebiotici esercitano numerose funzioni benefiche per l’organismo umano come, ad esempio, la diminuzione del pH fecale con acidificazione del contenuto intestinale, grazie alla produzione di acido lattico ed altri SCFA, creando condizioni favorenti la proliferazione di batteri simbionti ed ostili per lo sviluppo di microrganismi patogeni; la diminuzione di metaboliti tossici, come l’ammoniaca o le ammine biogene e le nitrosamine, nel lume intestinale, comporta una riduzione degli stati flogistici e delle alterazioni della permeabilità della membrana intestinale. La formazione degli acidi grassi a corta catena, prodotti dalla fermentazione, ed in particolare l’acido butirrico, svolge funzioni protettive contro le malattie infiammatorie intestinali (MICI); riducono la proliferazione di patogeni esercitando un’azione anti-putrefattiva, creando nutrimento per le cellule della mucosa del colon e contribuendo a migliorarne il trofismo e l’attività metabolica, con conseguente miglioramento dell’assorbimento delle sostanze nutritive a discapito di quelle tossiche.

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