flavonoidi

definizione

Comunemente chiamati bioflavonoidi o denominati anche vitamina P, sono dei composti polifenolici prevalentemente idrosolubili, di solito presenti nelle piante come glicosidi: nella stessa pianta l’aglicone caratteristico del glicosida può esistere in combinazione con diversi zuccheri. 

Quella dei flavonoidi è una vasta classe di composti fenolici che comprende più di 6.000 differenti molecole, molto diffusi nel mondo vegetale, in quanto possono essere considerati metaboliti secondari prodotti dalle piante: prendono il loro nome dal latino flavus (→ biondo, giallo), in quanto sono responsabili della pigmentazione che assumono le piante, i frutti ed i fiori che li contengono; hanno anche un ruolo nella protezione dai raggi UV, nella sintesi simbiotica dell’azoto, nella trasmissione di informazioni all’interno della pianta (messaggeri chimici) o agire come regolatori del ciclo cellulare, proteggono le piante da alcuni microorganismi per loro patogeni ed, infine, sono implicati nei processi di resistenza al gelo e alla siccità. 

descrizione e classificazione

Dal punto di vista chimico, la maggior parte dei flavonoidi è costituita da uno scheletro centrale composto da 15 atomi di carbonio (C-15) e, più precisamente, da tre anelli, due anelli benzilici (denominati A e B) ed un anello eterociclico (denominato C), anche se alcuni gruppi e sottogruppi di flavonoidi, possiedono una struttura chimica leggermente differente.

Generalmente, i flavonoidi vengono suddivisi in funzione della posizione sull’anello C cui si trova legato l’anello B e in funzione del grado di insaturazione e ossidazione dell’anello C; a seconda del carbonio dell’anello C cui è legato l’anello B è possibile distinguere:

flavonoidi (bioflavonoidi) – l’anello B è legato al secondo carbonio dell’anello C – possono essere ulteriormente suddivisi in:

flavoni (ad esempio, apigenina e luteolina);
flavonoli (ad esempio, quercetina, rutina e kaempferolo);
⇒ flavanoni (ad esempio, naringerina ed esperetina);
⇒ flavanoli, meglio noti come catechine (flavan-3-oli);
⇒ flavani;
⇒ antocianine (ad esempio, la cianidina), molto conosciute perché responsabili della pigmentazione di alcune piante, fiori e frutti di colore viola-blu (ad esempio, mirtillo, uva rossa, ribes nero, ecc.);
⇒ calconi (ad esempio, l’arbutina): a differenza di tutti gli altri sottogruppi, i calconi non presentano nello scheletro della loro struttura i tre anelli menzionati nel capitolo soprastante poiché manca l’anello C e per questa ragione, vengono anche definiti come “flavonoidi a catena aperta”.

isoflavonoidi – l’anello B è legato al terzo carbonio dell’anello C – possono essere ulteriormente suddivisi in:

⇒ isoflavoni (ad esempio, genisteina e daidzeina); molto noti sono, gli isoflavoni della soia;
⇒ isoflavonoli;
⇒ isoflavani;
⇒ isoflavanoli;
⇒ isoflavanoni.

⇒ neoflavonoidi – l’anello B è legato al quarto carbonio dell’anello C.

proprietà

L’effetto esercitato dai flavonoidi è, molto spesso, dipendente dal fitocomplesso, ossia dall’insieme di tutte le sostanze chimiche contenute nella pianta presa in considerazione: fra le proprietà attribuite ai flavonoidi che suscitano maggiore interesse ritroviamo senz’ombra di dubbio l’azione antiossidante e di radical-scavenger, l’azione protettiva sul microcircolo e rinforzanti nei confronti dei capillari, l’azione simil-estrogenica, l’attività epatoprotettiva, l’attività antimicrobica (antivirale e antibatterica), l’attività antiulcera, l’attività antiallergica ed antinfiammatoria; oltre a quelle ampiamente riconosciute, sono allo studio le potenziali proprietà antitumorali ed il ruolo preventivo che questi composti sono in grado di esercitare in presenza di malattie di diversa origine e natura.

Un’ambito di applicazione che genera molte speranze è la prevenzione della neurodegenerazione associata al morbo di Alzheimer; l’uso dei bioflavonoidi offre notevoli speranze per il trattamento dei disturbi circolatori, avendo spiccate proprietà ipolipidemizzanti, antipiastriniche e anti-trombogeniche.

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