performance

definizione

La genesi della nozione di performance è interessante e merita attenzione, perchè, al di là dell’etimologia e del significato attuale, il concetto assume una certa rilevanza nelle dinamiche dello stress: sia che si faccia derivare l’uso nella lingua italiana dall’inglese o dal francese, l’origine deve essere fatta risalire al latino performare (→ dare forma, modellare), anche se l’utilizzo attuale suggerisce l’idea di “fornire una buona prestazione” o “ottenere risultati soddisfacenti”, in genere sottintendendo una sfumatura positiva; il termine prestazione, con cui si potrebbe semplicisticamente tradurre, appare decisamente riduttivo, rispetto ai significati assunti nell’ambito sportivo o in quello commerciale, nel settore tecnico o nella sfera artistica.

La radice etimologica latina ci aiuta, in questo senso, perchè formare (→ soddisfare, compiere, eseguire, completare, portare a termine) soddisfa pienamente, se non addirittura amplia il ventaglio dei significati, dove il prefisso per- può comunicare l’idea di “passaggio attraverso” o, allo stesso tempo, esprimere un valore intensivo del performare “attuale”. L’aggettivo performante prende su di sé il concetto prestazionale, tanto da essere usato per descrive qualcosa in grado di garantire “una buona resa” o “facilità a conseguire risultati”, mostrando nel contempo, il fatto di “essere a proprio agio”.

l’“obbligo” alla performance: una coazione autoinflitta?

Se immaginiamo come la presenza di standard, traguardi, obiettivi, limiti, norme di riferimento, ma anche aspettative, pretese, obblighi sottintenda la necessità di essere performanti, ci rendiamo conto di come il concetto di “portare a termine” e “soddisfare”, insito nell’etimologia richieda, in realtà, un grande sforzo. Sa a questo aggiungiamo che il perseguire i risultati debba essere ottenuto con “eleganza e nonchalance“, ci possiamo rendere conto che, qualora le risorse somato-emozionali a disposizione dell’organismo risultino inferiori rispetto alle richieste, reali o presunte, la tensione a cui si viene sottoposti può fungere da stressor, innescando una catena di eventi che porta all’incapienza prestazionale, con conseguente fallimento della capacità allostatica.

La coazione a raggiungere performance energetiche, induce, spesso, un investimento somato-emozionale sproporzionato rispetto alle reali possibilità: non di rado può rivelarsi la classica “goccia che fa traboccare il vaso”, cioè fungere da fattore scatenante (indipendentemente dal fatto che siano coinvolte componenti fisiche o metaboliche, emozionali o spirituali), in grado di alterare l’apparente equilibrio corporeo e di far emergere situazioni di dis-squilibrio latente o non manifesto; come conseguenza dell’attivazione dei meccanismi di gestione dello stress, il processo “adattativo” che ne consegue (coping, arousal), inevitabilmente, porta alla perdita dell’abilità omeostatica. La naturale conseguenza di questo circolo vizioso è l’ insorgenza di processi disfunzionali (dis-stress) che possono evolvere in dis-ease (disagio), ovvero in situazioni ove il dis-confort si manifesta come incapacità di rimanere all’interno della propria confort-zone: l’esito di questo processo involutivo, da un punto di vista energetico e somato-emozionale, è la possibilità che la ricerca esasperata della performance divenga l’agente causale, cioè il potenziale fattore eziopatogenetico, in grado di generare o sviluppare il “morbo” (disease), “che ognuno porta dentro di sé” (Albert Camus), ovvero innescare quel processo degenerativo che trasforma un’alterazione funzionale in un danno dell’organismo.

La visione olistica della Kinesiopatia® può rivelarsi un valido aiuto nella gestione delle dinamiche legate alla dualità successo/fallimento, intervenendo sia nella gestione della capacità vitale individuale, sia favorendo le fasi di recupero dell’equilibrio energetico: in questo secondo caso l’obiettivo primario del professionista del ben-essere è favorirne l’utilizzo ottimale, pe migliorare la performance riducendo gli sprechi o l’incompleta utilizzazione delle risorse a disposizione dell’individuo; d’altra parte non deve essere sottovalutata l’importanza che lo stress cronico può assumere nel processo patogenetico poiché per quanto “sotto pressione” ci si possa sentire comunque “in forma” o “carichi”, spesso si verificano dinamiche di alienazione sensoriale, che alterano la corretta percezione del nostro stato, come se la necessità di raggiungere determinati traguardi inducesse una alterazione della percezione di sé, con conseguenti fenomeni di usura, che possono portare a forme di logoramento, sovraccarico funzionale o burn-out.

performance atletica massimale 

Nell’ambito sportivo, discipline come Kinesiologia Transazionale® mettono a disposizione dell’atleta strumenti in grado di ottimizzare la performance atletica massimale, grazie all’utilizzo di tecniche di riequilibrazione neuro-muscolare, riprogrammazione neuro-mio-fasciale o di allentamento dello stress emotivo, che permettono l’espressione delle potenzialità individuali.

L’identificazione di eventuali aree di squilibrio, soprattutto per mezzo di valutazioni multidimensionali che prendano in considerazione l’eventuale poliedricità causale alla base dei potenziali insuccessi o della presenza di insufficiente capacità di raggiungere le performance desiderate, deve necessariamente prendere in considerazione le possibili carenze nutrizionali, gli aumentati fabbisogni metabolici o la necessità di detossificazione dell’organismo, sia nella fase preparatoria allo sforzo, sia in quella di recupero.

Il professionista del ben-essere può utilizzare differenti nutraceutici volti a favorire la riduzione dello stress e ad incrementare la componente attentiva o a migliorare le capacità intellettuali e ideative; riducendo gli stati infiammatori, i microtraumi o gli effetti che il danno ossidativo può causare sull’organismo è possibile non solo prevenire le conseguenze negative che queste situazioni possono generare, anche migliorare la performance atletica, permettendo il raggiungimento di traguardi inaspettati: favorire la detossicazione in modo mirato, migliorando l’utilizzo, da parte del corpo, delle riserve energetiche ed incrementare l’attività dei mitocondri consente aumentare la forza vitale ed aumentare la confort-zone personale

L’elenco dei possibili nutraceutici disponibili ed utili in questi contesti è piuttosto eterogeneo: grazie all’intervento di professionisti competenti, è possibile effettuare una valutazione oggettiva delle esigenze individuali, per identificare (anche grazie a tecniche quali il profilo nutrizionale) le reali necessità ed i bisogni nutrizionali dell’organismo.

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