Equisetum Hyemale

definizione

L’Equiseto Invernale, conosciuto comunemente con il nome di “Coda di Cavallo” o “Coda Cavallina” (Horsetail Grass), è l’unica felce appartenente alla classe sottoclasse delle Equisetidae, che dominavano i sottoboschi nella tarda era Paleozoica, sopravvissuta fino ad oggi potendo essere considerata, a tutti gli effetti, un “fossile vivente”; sono tra le piante più antiche della terra: il ritrovamento di resti fossili di alcune specie dell’ordine delle Equisetales indicano che erano piante diffuse già alla fine del Devoniano (395 – 345 milioni di anni fa). Dal punto di vista filogenetico sono piante più primitive delle angiosperme, in quanto sono senza organi sessuali distinti, propagandosi e riproducendosi per mezzo di spore e non di semi.

Gli antichi romani conoscevano l’azione pulente dovuta alle saponine (equisetonina), contenute nell’Equisetum Hyemale, e per questo lo usavano come un vero e proprio sapone per sgrassare e lucidare; come conseguenza dell’elevato contenuto di silice (5-6% della pianta secca) l’equiseto veniva utilizzato come abrasivo nella lucidatura delle pentole di rame. Le proprietà abrasive dell’equiseto sono sfruttate in alcuni cosmetici adatti al peeling, un trattamento cosmetologico o dermatologico con cui si asportano le cellule dello strato più superficiale dell’epidermide, con lo scopo di aumentare l’elasticità della pelle ed allontanare piccole cicatrici; la pianta è assai utilizzata anche nella prevenzione di rughe ed invecchiamento cutaneo.

proprietà

I principali principi attivi contenuti nell’Equiseto sono la silice e diversi sali minerali (potassio, calcio, magnesio, zinco), i flavonoidi (isoquercetina), i tannini e le saponine, alcuni fitosteroli e vitamine, acidi organici (vitamina C, acido cinnamico, acido di-caffeico-tartarico, acido ossalico ed altri) e tracce di alcaloidi (equispermina e laustrina).

Nella medicina popolare l’equiseto trova impiego nel trattamento del catarro della vescica, delle emorragie polmonari, nasali e gastriche, della gotta, dei disturbi reumatici, della tubercolosi, delle ferite, delle fratture e delle ulcere cutanee; la pianta viene utilizzata anche come rimedio emostatico in caso di mestruazioni abbondanti e come rimedio per contrastare la perdita dei capelli e la fragilità delle unghie.

L’equiseto è piuttosto utile nel trattamento coadiuvante delle smagliature cutanee, grazie alle sue proprietà rassodanti, leviganti ed elasticizzanti; grazie all’azione astringente e cicatrizzante dimostrata dall’equiseto quando viene utilizzato per via topica, esso viene impiegato come coadiuvante nel processo di guarigione delle ferite che faticano ad autorisolversi: può essere utilizzato come base per lavaggi per palpebre arrossate, colliri per le congiuntive infiammate, sciacqui e gargarismi per le mucose della bocca e della gola.

Equiseto e metabolismo osseo

Per il suo alto contenuto in silice e minerali in una forma molecolare altamente disponibile per il nostro organismo, è utilizzato per le sue proprietà mineralizzanti, soprattutto per favorire la remineralizzazione del sistema osteo-articolare (in particolare il tessuto osseo), essendo in grado di favorire l’accrescimento osseo, la dentizione e la crescita di unghie e capelli: la moderna fitoterapia utilizza l’equiseto elettivamente nella prevenzione e nella cura dell’osteoporosi; un interessante studio condotto sull’azione esercitata dall’equiseto nei confronti del tessuto osseo ha dimostrato che l’estratto della pianta è in grado di influenzare negativamente l’osteoclastogenesi, rendendolo un potenziale alleato nel trattamento di patologie ossee associate a un incremento dell’attività degli osteoclasti.

Per questo può essere assunto in caso di fragilità delle unghie, perdita dei capelli, alopecia, osteoporosi, accrescimento scheletrico degli adolescenti, postumi di fratture, artrosi (grazie all’azione che esercita sia sulla cartilagine articolare, sia sul tessuto osseo) o in caso di tendiniti, essendo in grado di migliorare l’elasticità dei tendini.

L’azione diuretica

Le proprietà diuretiche dell’Equiseto sono ascrivibili non solo al contenuto di sali minerali (in particolare ai silicati) ma anche agli acidi organici ed ai flavonoidi contenuti nella pianta: da uno studio svolto per determinare l’efficacia clinica e la sicurezza d’uso dell’equiseto in confronto al diuretico di sintesi idroclorotiazide, è emerso che l’attività diuretica della pianta è paragonabile a quella del farmaco e che questo rimedio è sicuro e ben tollerato, dal momento che gli effetti collaterali manifestatisi nei volontari che si sono sottoposti allo studio sono stati blandi e poco frequenti; in aggiunta all’attività diuretica, la pianta ha anche dimostrato di poter ridurre i livelli ematici di acido urico aumentandone l’escrezione. Per il suo effetto drenante può risultare utile in presenza di gotta e ritenzione idrica.

Grazie all’azione dilavante delle urine è un utile coadiuvante in grado di favorire la risoluzione delle infezioni del tratto urinario e di assecondare l’eliminazione di piccoli calcoli renali e della renella (facilita l’espulsione dei calcoli renali piccoli, di consistenza sabbiosa) o di ridurne il tasso di formazione; è indicato in presenza di edema postraumatico (gonfiore dopo una botta), stati infiammatori ed infezioni delle vie urinarie inferiori (cistiti, uretriti, prostatiti) e per “sgonfiare” gambe e caviglie pesanti.

controindicazioni

Si sconsiglia l’uso dell’equiseto nei soggetti che presentano edema causato da insufficienza renale o da una compromessa funzionalità cardiaca: può interagire con i farmaci antipertensivi e con i diuretici; l’assunzione durante la gravidanza e l’allattamento deve essere effettuata con cautela.

In caso di lesioni cutanee estese e/o di origine sconosciuta, prima di utilizzare gli impacchi a base di equiseto, è fondamentale una corretta valutazione al fine di non sottovalutare l’entità dei sintomi.

« all'indice del glossario