benfotiamina

definizione

Derivato sintetico della tiamina (vitamina B1) con una biodisponibilità significativamente più elevata rispetto alla vitamina da cui deriva e, pertanto in grado di garantire maggiori concentrazioni di questa vitamina a livello muscolare, nel cervello, nel fegato e nel rene: è caratterizzato dall’elevata solubilità nei grassi, caratteristiche che gli conferisce, rispetto alla tiamina che è idrosolubile, la capacità di entrare nelle strutture cellulari attraversando le membrane; il suo nome chimico è S-benzoiltiamina O-monofosfato. 

Scoperta nel 1961 da ricercatori giapponesi, la benfotiamina è stata concepita in origine come forma di vitamina B1 meglio assorbita dall’organismo per il trattamento di sciatica ed altre condizioni dolorose dei nervi: molti studi hanno evidenziato il potenziale antiossidante della sostanza, che si è rivelata efficace nella cura di neuropatia e retinopatia, specie quella diabetica; la benfotiamina agisce come inibitore della produzione degli AGEs.

La glicazione, alla stregua dell’ossidazione per i radicali liberi, è associata alla degradazione biochimica causata dal processo senescenziale, con la creazione di possibili danni ossidativi a livello dei nervi, dei vasi sanguigni, degli occhi e dei reni, soprattutto nei diabetici; la sua azione può essere d’aiuto anche nelle patologie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer o la dipendenza da alcool.

La benfotiamina è contenuta nel Complete Gluco-D, un integratore alimentare dove la sua azione neuroprotettrice è amplificata dalla presenza di vitamine del gruppo B, in particolare la vitamina B12, e l’acido folico; la presenza di zinco e selenio coadiuva la benfotiamina nel controllo glicemico: erbe, vitamine, oligoelementi contribuiscono all’efficacia metabolica di questo supplemento nutrizionale.

proprietà

La benfotiamina è in grado di inibire, simultaneamente, le tre maggiori vie biochimiche che sono alla base del danno vascolare nel diabetico: l’aumento della glicemia endocellulare attiva la formazione di AGEs, attraverso la via metabolica della glicazione proteica, la via metabolica delle esosammine e la PKC (diacilglicerolo-proteina C-chinasi); il cofattore dell’enzima transchetolasi, in grado di degradare gli AGEs, è la tiamina e l’utilizzo della benfotiamina non solo è in grado di attivare più efficacemente questo enzima (triplicandone la concentrazione), ma ha anche la capacità di ridurre la presenza dei metaboliti tossici, prevenendo la formazione del danno tessutale, grazie allo shunt metabolico che sposta i prodotti delle reazioni biochimiche verso vie alternative, non pericolose per la cellula.

L’azione della benfotiamina è differente rispetto a quella della tiamina, in quanto non solo la sua attività metabolica nel metabolismo glicidico è sostanzialmente più efficace, ma interviene anche nei processi di glicazione che portano alla formazione dei cosiddetti AGEs, soprattutto a livello del tessuto neurale, prevenendo la formazione di metaboliti imidazolici. Inoltre la sua azione previene la formazione di prodotti glicossidati e di N-epsilon-carbossimetil-lisina (CML) nelle cellule nervose.

Occorre rimarcare che gli effetti non si manifestano solamente sul versante circolatorio, ma anche a livello dei tessuti, con una significativa riduzione della retinopatia e del danno ossidativo periferico, con rilevanti risultati anche su fenomeni neuropatici.

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