milieu intérieur

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definizione

Letteralmente, dal francese, “ambiente interno”, locuzione utilizzata dal fisiologo francese Claude Bernard per descrivere l’ambiente extracellulare, o più precisamente il liquido interstiziale, e la sua capacità di garantire stabilità e protezione ai tessuti ed agli organi degli organismi pluricellulari; in particolare sintetizzò, nella classica espressione «fixité du milieu intérieur», il concetto per cui si debba ritenere essenziale, per la vita degli organismi superiori, la costanza della composizione chimica e delle proprietà fisiche del sangue e degli altri liquidi biologici: ciò permette l’affrancamento dell’individuo dalle influenza dell’ecosistema di riferimento.

Quest’idea, fondamentale per la biologia moderna, divenne, in seguito, il pensiero da cui il fisiologo americano Walter Bradford Cannon sviluppò l’interpretazione dei modelli adattativi dell’organismo che chiamò omeostasi e sarà la base da cui Norbert Wiener sviluppò le basi della cibernetica.

Claude Bernard utilizzò questa espressione in molti lavori scientifici a partire dal 1854, mutuando la locuzione dall’istologo Charles Robin, che la utilizzava come sinonimo dell’idea umorale della medicina ippocratica: anche se inizialmente il concetto di “milieu de l’intérieur” era orientato prevalentemente allo studio del ruolo del sangue nel mantenimento dell’ecosistema interno, in un secondo momento inserì l’intero organismo, con i suoi sottosistemi di controllo e attuativi o adattativi, come mezzo per il mantenimento della stabilità interna.

Nel suo articolo “Leçons sur les phénomènes de la vie communs aux animaux et aux végétaux“, spiegava:

«Il corpo vivente, sebbene abbia necessità di un ambiente circostante, è nondimeno relativamente indipendente da esso: questa indipendenza che ha l’organismo rispetto all’ambiente esterno deriva dal fatto che, nell’essere vivente, i tessuti sono, in effetti, isolati dalle influenze esterne dirette e protetti da un vero ambiente interno, costituito, in particolare, dai fluidi circolanti nel corpo».

«La costanza dell’ambiente presuppone una perfezione dell’organismo tale che le variazioni esterne sono ad ogni istante compensate e tenute in equilibrio, di conseguenza, lungi dall’essere indifferente al mondo esterno, gli animali superiori sono al contrario in stretta relazione con esso, cosicché il loro equilibrio risulta da una continua e delicata compensazione con un bilanciamento sensibilissimo.» (pertanto) «La costanza del mezzo interno è la condizione per la vita libera e indipendente: il meccanismo che rende ciò possibile è quello che assicura il mantenimento, nell’ambiente interno, di tutte le condizioni necessarie per la vita degli elementi.».

L’idea di «fixité du milieu intérieur», utilizzato da Claude Bernard, voleva sostituire la visione vitalistica che presuppone che “forze inanimate” siano in grado di regolare il fluire della vita degli umani, con una interpretazione “meccanica” dove la fisiologia corporea era governata attraverso una serie di “aggiustamenti multipli” regolati da feedback; Walter Bradford Cannon, con il suo concetto di omeostasi, supera quest’antagonismo, reintroducendo il concetto, espresso da Ippocrate, di “Νόσων φύσεις ἰητροί” (Nóson fýseis iitroí → “la natura cura la malattia”), ripreso da Galeno con il concetto di “vis medicatrix naturae (“forza curatrice naturale”), postulando che il corpo umano sia animato da una forza vitale tendente, per natura, a riequilibrare le disarmonie apportatrici di patologie.

Secondo questa visione, la malattia e la salute di una persona non sono altro che “disarmonie” che dipendono da circostanze insite nella persona stessa, non solo da agenti esterni, per cui la via verso la “guarigione” deve stimolare questa forza innata e non sostituirsi ad essa: «la natura è il medico delle malattie […] il medico deve solo seguirne gli insegnamenti» (Gian Carlo Signore – “Storia della Farmacia”- Edra Masson).

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